Volume 1 (2017) – Archeostorie: Rivista di Archeologia Pubblica
- Introduzione a volume 1 (2017)
- Memoria e identità: l’italia e gli italiani
- Butrint: uno scavo in continua evoluzione
- Argomento dell'anno: piccole grandi storie
- Il progetto pilastri: archeologia comunitaria in emilia romagna
- Comunicazione subacquea: il caso del progetto arles rhône 3
- Recensioni e riflessioni
Introduzione a volume 1 (2017)
Il Volume 1 del 2017 della rivista Archeostorie: Journal of Public Archaeology rappresenta un punto di partenza significativo per l'esplorazione delle intersezioni tra archeologia e pubblico. Questa prima raccolta di articoli si concentra su una varietà di temi, dalla comunicazione del patrimonio culturale all'applicazione dell'archeologia nel contesto educativo, offrendo una panoramica delle sfide e delle opportunità del settore. L'obiettivo primario è quello di promuovere un dialogo interdisciplinare e di stimolare nuove riflessioni sulle pratiche di archeologia pubblica.
Memoria e identità: l’italia e gli italiani
L'intervista a Daniele Manacorda, pubblicata nell'ambito di questo volume, affronta il tema della memoria e dell'identità nazionale italiana. Manacorda esplora come il passato archeologico possa contribuire a plasmare la percezione dell'identità italiana, sia all'interno del paese che all'estero. L'articolo invita a una riflessione critica sul ruolo dell'archeologia nella costruzione del senso di appartenenza e nella gestione del patrimonio culturale.
Butrint: uno scavo in continua evoluzione
L’articolo di Richard Hodges offre uno sguardo approfondito sullo scavo di Butrint, un sito archeologico di eccezionale importanza in Albania. Hodges descrive l'evoluzione delle metodologie di scavo e la crescente attenzione alla comunicazione dei risultati al pubblico, sottolineando l'importanza di rendere accessibile il patrimonio archeologico a un vasto pubblico. Il caso di Butrint illustra come l’archeologia possa contribuire alla valorizzazione del territorio e al turismo sostenibile.
Argomento dell'anno: piccole grandi storie
Louise Zarmati analizza il fenomeno della “Pompeii-mania” nelle scuole australiane. L'articolo evidenzia come l'interesse per l'antica Pompei possa stimolare l'apprendimento e l'interesse per la storia e l'archeologia tra i giovani. Si sottolinea l'importanza di utilizzare il patrimonio culturale come strumento educativo, capace di coinvolgere attivamente gli studenti e di promuovere una maggiore consapevolezza del passato.
Il progetto pilastri: archeologia comunitaria in emilia romagna
Gli autori Osti, Dal Fiume, Bergamini, Guerzoni, Boschetti, Nizzo, Pirani e Tassi presentano il progetto Pilastri, un esempio di archeologia comunitaria in Emilia Romagna. Questo progetto, nato in seguito al terremoto del 2012, mira a coinvolgere la comunità locale nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio archeologico, promuovendo un senso di appartenenza e di responsabilità collettiva. L'iniziativa dimostra come l'archeologia possa diventare uno strumento di resilienza e di ricostruzione sociale.
Comunicazione subacquea: il caso del progetto arles rhône 3
Caterina De Vivo esamina il caso del progetto Arles Rhône 3, un esempio di comunicazione del patrimonio archeologico subacqueo. L'articolo analizza le sfide specifiche legate alla divulgazione di siti sommersi e le strategie per rendere accessibili al pubblico i risultati delle ricerche, utilizzando tecnologie innovative e approcci comunicativi coinvolgenti. Si sottolinea l'importanza di integrare la comunicazione del patrimonio subacqueo nelle strategie di turismo culturale.
Recensioni e riflessioni
Il volume include anche recensioni di libri e mostre, nonché riflessioni sulla professione dell'archeologo. In particolare, l'articolo di Akira Matsuda offre una prospettiva critica sul ruolo del ricercatore e del professionista nel contesto contemporaneo. Archeostorie si propone come una piattaforma per la discussione e il dibattito sulle questioni più rilevanti del settore archeologico.