La corte suprema e il fantasma di dred scott: un'america a confronto
Washington – Una sessione della Corte Suprema che ha lasciato il fiato sospeso, un Presidente inusuale tra i presenti e una domanda che ha evocato un passato doloroso: il caso Trump contro Barbara ha scosso le fondamenta del dibattito sull'immigrazione negli Stati Uniti. Clarence Thomas, giudice dalla personalità schiva, ha innescato la tempesta con un'unica parola: “Dred Scott”.
Un eco dal 1857
La questione in gioco è complessa: la possibilità che gli stati possano legiferare sulla cittadinanza alla nascita. Ma l'eco di Dred Scott v. Sandford, la sentenza del 1857 che considerava gli schiavi come “persone prive di diritti”, ha immediatamente polarizzato l'aula e l'opinione pubblica. La presenza del Presidente, un evento storico, ha amplificato l'impatto, e il suo successivo abbandono, subito dopo l'arringa del suo legale, ha suggerito un certo disagio di fronte a una discussione così infuocata.
L'argomentazione del governo, affidata al Solicitor General D. John Sauer, è apparsa fragile e contorta. La sua tesi, che la cittadinanza sarebbe garantita solo ai figli degli schiavi liberati, e che i nativi temporanei non trasferirebbero l'allegianza ai loro figli, ha subito l'implacabile attacco dei giudici, in particolare John Roberts, che ha definito la teoria “molto particolare”. L'affermazione di Sauer, secondo cui siamo in un “mondo nuovo” dove “8 miliardi di persone sono a un volo di aereo dalla possibilità di avere un figlio cittadino americano”, ha scatenato una risposta lapidaria da parte di Roberts: “Beh, è un mondo nuovo. Ma è la stessa Costituzione”.

La difesa e la costituzione
Cecilia Wang, avvocata dell’ACLU che difende la cittadinanza per nascita, ha subito un interrogatorio serrato, ma la sua argomentazione, che rispetta il senso consolidato della Costituzione per oltre un secolo, ha resistito agli assalti. L’atmosfera in aula era palpabile, con i giudici che, a dispetto delle loro posizioni ideologiche, hanno mostrato una certa durezza nei confronti di entrambe le parti. Si vocifera di una possibile sentenza a favore della cittadinanza per nascita, con un margine tale da rendere la decisione quasi inappellabile.
Parlando davanti alla Corte, Wang ha sottolineato l'importanza di questa cittadinanza per tutti gli americani, ricordando le radici di immigrazione che uniscono la nazione, dagli indigeni ai discendenti degli schiavi liberati, dai coloni della Mayflower agli immigrati di oggi. Un richiamo potente, che ha riportato alla mente le parole del poeta Shane MacGowan: