Sabalenka: da minsk al trono, traumi e un anello da 12 carati
Aryna Sabalenka, la dominatrice del tennis mondiale, sembrava inarrestabile. Fino a Madrid, almeno. Dopo settimane di vittorie schiaccianti, un'inaspettata sconfitta contro Hailey Baptiste ha scosso il suo regno, rivelando crepe in un'armatura che sembrava impenetrabile. Ma cosa si cela dietro la forza bruta e l'intensità prorompente della numero uno al mondo?
Un'ascesa inarrestabile, tra grida e match point
Il suo gioco, un turbine di colpi potenti e angoli impossibili, aveva ipnotizzato il circuito. I suoi ground strokes, un'esplosione di velocità e precisione, dipingevano le linee con una frequenza quasi innaturale. Sabalenka, a 28 anni, non era solo la numero uno da 70 settimane, ma una forza della natura, una contendente capace di evocare i fantasmi di Serena Williams e Steffi Graf, le sue vere idole.
La vittoria su Elena Rybakina a Indian Wells aveva sancito una svolta. Non solo una vittoria, ma un dominio, un controllo che andava oltre il semplice risultato. La folla, rapita dalla sua intensità, rispondeva alle sue frustrazioni con un'energia contagiosa. “È in controllo,” aveva commentato una spettatrice, con una maglietta che ricordava gli US Open del '97, “Prima sprecava energie in rabbia, poi perdeva. Ora, la usa a suo vantaggio.”
Il Sunshine Double, Miami subito dopo Indian Wells, un'impresa rara e prestigiosa, aveva coronato una primavera da sogno. E poi, l'anello: un 12 carati, opera di un amico gioielliere di Miami, un simbolo tangibile di un amore sbocciato con Georgios Frangulis, l'imprenditore greco-brasiliano fondatore di Oakberry, un impero di acai bowl con oltre 800 negozi in 50 paesi. “È stato il mese migliore della mia vita,” aveva dichiarato Sabalenka, radiosa, ai canali televisivi.

La caduta a madrid e il risveglio di un'atleta
Ma la favola, a Madrid, ha subito una brusca interruzione. Sei match point sprecati contro Baptiste, una sconfitta amara che ha scosso le fondamenta della sua sicurezza. “Non è stato facile,” ha confessato Sabalenka, seduta nel lussuoso suite dell'hotel Bulgari a Roma, “Ho sognato i match point quella notte. Mi svegliavo pensando a quell'occasione persa.”
La sconfitta, però, non è solo un fallimento. È un'opportunità. “È un processo di apprendimento. Se non mi importasse, se fossi indifferente, non imparerei nulla. È il lato difficile dell'essere un'atleta: non puoi vincere sempre. Il corpo ti fermerà, ti limiterà. Ma è anche la bellezza dello Sport. È bello quando qualcuno di giovane batte il numero uno.”

Un passato difficile, un padre resiliente e un'anima da taurus
La storia di Sabalenka è quella di una ragazza con troppa energia e poche vie per incanalarla. Cresciuta a Minsk, in Bielorussia, in un ambiente sicuro e confortevole, ha scoperto il tennis a sei anni su suggerimento del padre, un ex giocatore di hockey segnato da un grave incidente. Un padre che, nonostante le difficoltà economiche, ha sempre incoraggiato la figlia a perseguire i suoi sogni, senza forzarla. “Se non ti piace, se vuoi smettere, dillo,” le ripeteva.
Sabalenka ricorda con affetto il padre, un uomo resiliente che ha saputo rialzarsi dopo ogni caduta. Un modello di forza e determinazione che ha plasmato il suo carattere. “Fino ai 13 anni, eravamo benestanti. Poi mio padre ha avuto difficoltà. Ho visto le sue lotte, ma lui si è sempre rialzato.”
La sua intensità, la sua capacità di lottare fino all'ultimo punto, sono il frutto di un'indole combattiva, di un'anima da Toro. “Sono sempre stata così,” ammette, “Se ho un obiettivo, lo raggiungo a tutti i costi. È una parte della mia personalità che può darmi fastidio, ma anche darmi la forza di combattere con passione.”
Un'evoluzione continua, tra psicologia e amicizia
Sabalenka non è solo potenza e grida. È anche un'atleta in evoluzione, consapevole dei propri limiti e desiderosa di migliorarsi. Ha lavorato con uno psicologo per anni, imparando a gestire le proprie emozioni e a trasformare la rabbia in energia positiva. E ha trovato un'amica e confidente in Paula Badosa, con cui condivide risate, balli e momenti di leggerezza. “Paula è una delle persone che mi capisce davvero,” dice Sabalenka, “Non si offende mai. Se dici che sei dispiaciuta, lei ti dice: ‘Oh, girl, it’s okay.’”
La strada verso la perfezione è lunga e tortuosa, ma Sabalenka è determinata a percorrerla. Con la stessa intensità con cui colpisce la palla, affronta le sfide della vita, consapevole che ogni sconfitta è un'opportunità per crescere e diventare una campionessa ancora più completa. E mentre il mondo la osserva, affascinato dalla sua forza e dalla sua vulnerabilità, Sabalenka continua a scrivere la sua storia, una partita alla volta, un anello da 12 carati al dito e un sorriso che illumina il suo sguardo.
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