La corte suprema si piega? tra le decisioni che fanno discutere

Un brusco cambio di rotta, o una semplice manovra di immagine? La Corte Suprema americana, dopo una serie di sentenze che hanno sollevato non poche polemiche riguardo ai migranti, sembra voler rimediare, almeno in apparenza, con una serie di decisioni che, seppur contraddittorie, lasciano intravedere un ritorno a una certa parzialità.

Un’occhiata a e. jean carroll e le sue battaglie legali

La prima mossa, un piccolo assaggio di ciò che stava per arrivare, è stata la conferma, sostanziale, del verdetto a favore di E. Jean Carroll, la scrittrice che aveva denunciato Donald Trump per diffamazione in seguito alle accuse di aggressione sessuale. Un verdetto da 5 milioni di dollari che, sebbene ancora impugnabile, rappresenta una ferita non da poco per l'ex presidente. L'appello è in corso, e le probabilità che arrivi nuovamente davanti alla Corte non sono da escludere, ma la decisione di oggi segna un punto a favore di Carroll e, forse, un segnale per la Corte stessa.

La questione cook e slaughter: un equilibrio precario

La questione cook e slaughter: un equilibrio precario

Ma la vera svolta, quella che ha fatto drizzare le antenne a Washington, riguarda le decisioni relative a Lisa Cook e Rebecca Slaughter. La Corte, con un’astuta mossa del Chief Justice John Roberts, ha stabilito che il presidente non può licenziare Lisa Cook, membro della Federal Reserve, ma ha invece confermato la possibilità di licenziare Rebecca Slaughter dalla Federal Trade Commission. Un’operazione che, a prima vista, può sembrare un paradosso, ma che in realtà rivela la sottile arte della Politica giudiziaria. La decisione sul caso Slaughter, in particolare, ha sovvertito un precedente risalente al 1935, ampliando notevolmente i poteri presidenziali sulle agenzie federali.

Il voto, come riportato da NBC News, è stato diviso: 5-4 nel caso Cook, con i giudici liberali che si sono schierati con la maggioranza, e 6-3 nel caso Slaughter, lungo le linee ideologiche. Solo Roberts e il giudice conservatore Brett Kavanaugh hanno votato a favore in entrambi i casi, evidenziando una strategia calcolata per bilanciare le posizioni e smorzare le critiche.

La posta in gioco: le elezioni e il voto per corrispondenza

La posta in gioco: le elezioni e il voto per corrispondenza

E poi c'è stata la decisione sul caso della Mississippi, che ha confermato la possibilità di conteggiare le schede elettorali per posta arrivate fino a cinque giorni dopo il giorno delle elezioni. Una vittoria per la democrazia, un duro colpo per le manovre di Trump che, da tempo, attacca il voto per corrispondenza, accusandolo di favorire frodi elettorali. Come sottolinea il New York Times, questa decisione manterrà in vigore leggi simili in almeno 18 stati e territori, inclusi importanti distretti elettorali come la Nevada e la California.

La strategia della Corte, quindi, appare chiara: un tentativo di riabilitare la propria immagine pubblica, bilanciando decisioni impopolari con gesti apparentemente più moderati. Un gioco di equilibri delicato, in cui però non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. L'ampliamento dei poteri presidenziali sulle agenzie federali, sancito dal caso Slaughter, rappresenta un cambiamento strutturale che potrebbe avere conseguenze a lungo termine, e che non può essere oscurato dalle luci dei riflettori puntati sui casi Carroll e Mississippi. La Corte Suprema, come sempre, gioca la sua partita, tra silenzi e grida, tra favori e ingiustizie, sempre con un occhio al potere.

Il Presidente, ovviamente, si ergerà a vittima, lamentandosi amaramente. Ma la realtà è ben diversa: la Corte Suprema, con questa serie di decisioni, ha semplicemente dimostrato di essere ancor più determinata a difendere gli interessi del potere economico. E il gioco, cari lettori, è tutt'altro che finito.