Il caos alla casa bianca: intrighi, patteggiamenti e un presidente inarrestabile
Washington è in fermento. Una spirale di accordi, promesse mancate e manovre politiche senza precedenti sta mettendo a dura prova la stabilità del governo, con il presidente Trump al centro di una tempesta che sembra non placarsi.
Il compromesso infranto: fisa e il destino di pulte
La vicenda, apparentemente complessa, ruota attorno all'approvazione del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), una legge cruciale per la sicurezza nazionale. In un primo momento, i Repubblicani e i Democratici avevano raggiunto un accordo: l'approvazione di FISA in cambio della nomina di William Pulte, un uomo considerato “fair e talentuoso”, a Acting Director of National Intelligence. Ma la fretta dei Repubblicani, desiderosi di confermare Jay Clayton come nuovo DNI, ha mandato all'aria il patto. Clayton, attualmente U.S. Attorney per il Southern District of New York, è stato spinto in avanti così velocemente che Pulte si sarebbe trovato escluso prima ancora che i Democratici avessero avuto la possibilità di votare sulla FISA.
La conseguenza? I Democratici, sentendosi traditi, ora minacciano di votare contro la FISA, lasciando i Repubblicani con un impegno mantenuto, ma un accordo spezzato. E a complicare ulteriormente la situazione, c'è la necessità di confermare Jamie McDonald come nuovo U.S. Attorney, un passaggio che potrebbe essere ostacolato dalle posizioni dei Repubblicani sui cosiddetti “blue slip”, una pratica che consente ai senatori dello stato di un candidato ad esprimersi sulla sua nomina. Il presidente, con una mossa audace, ha dichiarato che non approverà la FISA a meno che non venga accompagnata dal “Save America Act”, una legge controversa e restrittiva sul voto.

La cancellazione del hearing e le ambizioni di clayton
In un gesto inusuale, il presidente ha addirittura cancellato l'udienza in Senato per l'approvazione di Jay Clayton, un segnale di quanto sia determinato a ottenere ciò che vuole. Clayton, con un passato da avvocato di Wall Street e una precedente esperienza alla Securities and Exchange Commission (SEC), non ha una preparazione ortodossa per un ruolo di vertice nell'intelligence, ma gode di un’incrollabile fiducia del presidente. La sua nomina, però, è legata indissolubilmente all'approvazione di McDonald, rendendo la situazione ancora più intricata. Mentre Bill Pulte rimane, per ora, Acting Director of National Intelligence, la posta in gioco è altissima.
Le accuse di brogli elettorali in California, sollevate con veemenza dal presidente, che ha definito le elezioni “riggate”, aggiungono ulteriore benzina sul fuoco. Le leggi sul voto per corrispondenza in California, che prevedono l'invio di schede a tutti gli elettori e un periodo di grazia per la ricezione delle schede, sono state bersaglio delle critiche del presidente, accusate di creare “opportunità per frodi”.
Il Senatore John Thune ha avvertito che il disegno di legge sul voto non ha i voti necessari per essere approvato, ma il presidente sembra imperterrito, determinato a perseguire la sua linea. Come ha commentato il Senatore John Kennedy, “Questo è il modo in cui negozia. Vuole ciò che vuole, e finché non lo ottiene, continua a spingere”. La situazione ricorda le parole di un vecchio detto: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio.”