Il silenzio infranto: quando la giustizia fatica a credere alle donne
Una serie che scuote
le coscienze, ma soprattutto la fiducia nel sistema. Believe Me, la nuova fiction ITV, non è solo un dramma giudiziario, ma uno specchio scomodo delle difficoltà che le vittime di violenza sessuale incontrano nel cercare giustizia. Un racconto crudo, a tratti straziante, che mette a nudo le falle di un sistema che troppo spesso sembra più interessato a proteggere il presunto aggressore che a tutelare la vittima.Un'accusa al sistema, non solo a un uomo
La miniserie, ispirata ai crimini di John Worboys – condannato nel 2009 per 19 aggressioni sessuali – sceglie di non concentrarsi sulla figura del colpevole, interpretato da un convincente Daniel Mays. Il fulcro della narrazione sono le donne, le cui vite sono state sconvolte da quelle violenze, e la loro battaglia per essere ascoltate, credute e finalmente giustiziate. Seguiamo Sarah, una delle vittime, nel suo calvario: interrogatori ambigui, domande insinuanti, un sistema che sembra più propenso a dubitare di lei che a indagare sul suo aggressore.
Harriet Wistrich, direttrice del Centre for Women’s Justice, ha commentato la serie sottolineando come “Believe Me mostri le devastanti conseguenze di un'inchiesta mal condotta e l'importanza che le sopravvissute abbiano la possibilità di chiedere conto alle istituzioni quando qualcosa va storto”. Un monito necessario, soprattutto in un'epoca in cui il dibattito sulla violenza di genere è ancora troppo spesso relegato a slogan e proclami.

Il peso della dubbio: un'esperienza sconvolgente
La serie non risparmia dettagli dolorosi, mostrando come l'iter giudiziario possa trasformarsi in un ulteriore trauma per la vittima. Il trattamento ricevuto da Sarah in ospedale, dopo l'aggressione, è solo uno dei tanti momenti che lasciano lo spettatore senza parole: un'infermiera che la liquida come “un po' ubriaca”, un poliziotto che le chiede se potrebbe aver avuto un rapporto sessuale e non ricordarsene. Un'escalation di sguardi e domande che trasformano la vittima in una sospettata.
E poi c'è l'ossessione per la cocaina, una minima quantità assunta in precedenza che viene utilizzata per mettere in dubbio la sua versione dei fatti. Una strategia subdola e inaccettabile che contribuisce a delegittimare la sua testimonianza e a distrarre l'attenzione dalla vera responsabilità: quella di Worboys.
La mancanza di informazioni sul taxi, l'assenza di fotografie delle lesioni, i dubbi continui sulla sua “normalità” come vittima: un accumulo di negligenze e pregiudizi che rendono la visione di Believe Me un'esperienza profondamente frustrante. La serie non offre facili consolazioni, ma costringe lo spettatore a confrontarsi con una realtà scomoda e troppo spesso ignorata.
La giustizia, alla fine, verrà fatta per Sarah e le altre donne che hanno subito le violenze di Worboys, ma il prezzo pagato è stato altissimo. Believe Me non è solo una storia di sopravvivenza, ma un atto d'accusa contro un sistema che troppo spesso tradisce chi ne ha più bisogno.
La serie continua domani sera su ITV1 alle 21:00. Se siete stati colpiti dai contenuti, il servizio di supporto per vittime di violenza sessuale Rape Crisis England & Wales è disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 al numero 0808 500 2222.