Eredità e influencer: il lato oscuro della 'next gen nyc'

Ricordo ancora l'amarezza, la sensazione di inadeguatezza che mi perseguitava tra le mura di quella scuola privata newyorkese. Un ambiente asfissiante, dove il conto in banca del padre sembrava determinare il tuo valore. Ma, ironia della sorte, ora mi ritrovo a divorare ogni episodio di 'Next Gen NYC', una serie Bravo che segue le vite di un gruppo di giovani influencer newyorkesi, figli di personaggi di spicco.

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Un'ossessione inaspettata per i privilegiati

Non sono i miei coetanei, certo. Molti non sono nemmeno newyorkesi di nascita, e molti hanno costruito il loro impero economico fin da bambini. Eppure, c'è qualcosa di stranamente catartico nel seguire le loro disavventure, le loro feste sfrenate, le galas al Frick. È come rivedere un film che pensavo di aver sepolto, un film intitolato 'Adolescenza Privilegiata'.

Mi torna in mente 'NYC Prep', quella serie del 2008 che scandalizzò il pubblico con le sue immagini di ricchezza ostentata e comportamenti discutibili. Anche allora, guardavo con un misto di voyeurismo e orrore, vedendo riflessa la mia stessa adolescenza in quella danza di status e invidie. Ma oggi, a distanza di anni, posso apprezzare meglio la follia di quel mondo, la sua vacuità.

La cifra parla chiara: un’epoca in cui la vodka di alta gamma scorreva più libera dell’acqua e le droghe erano un passatempo innocuo. A differenza di ciò che pensavo allora, non è necessariamente il cammino verso la popolarità e il successo. Forse, l'illusione di aver bisogno di essere ricchi, famosi e scandalosi è proprio ciò che ci tiene prigionieri.

C'è un dettaglio inquietante che mi perseguita: il coinvolgimento di Charlie Zakkour con una sorta di 'casa di torture' crypto a SoHo. Un mistero che la serie sembra evitare di svelare, lasciando lo spettatore con una sensazione di disagio, quasi palpabile.

E poi, c'è la straordinaria trasformazione di alcune di quelle 'mean girls' del passato, diventate oggi neurochirurghi pediatrici di successo. Un promemoria che, a volte, la crudeltà adolescenziale è solo una maschera fragile, celante una profonda umanità.

Non so se sarò mai in grado di scrollarmi di dosso questa mia ossessione per le vite dei ricchi newyorkesi, ma una cosa è certa: finché una serie come 'Next Gen NYC' continuerà a offrirmi uno sguardo – anche distorto – su questo universo parallelo, non potrò fare a meno di guardarla. Forse, il vero segno di crescita personale sarà il giorno in cui riuscirò a cambiare canale senza sentirmi in colpa, senza quel pizzico di nostalgia per un mondo che, in fondo, non ho mai veramente desiderato.