Dutton ranch: quando la tragedia colpisce il bestiame, e non solo

Non è facile trovare serie TV che osino a discostarsi dalla solita formula del crimine risolto in dieci puntate. Ma Dutton Ranch, con la visione di Taylor Sheridan, lo fa con una disinvoltura quasi sfrontata, e il risultato è un successo che parla da sé. La serie non si limita a offrire violenza e romanticismo, elementi che non mancano, ma affronta tematiche che raramente si vedono sullo schermo.

Un dilemma rurale che scuote le fondamenta

Un dilemma rurale che scuote le fondamenta

L'episodio 4, intitolato “Start with a Bullet”, ci ha messo di fronte a un problema concreto, reale: una mandria di bestiame decimata da una malattia. Non un omicidio da risolvere, non un fantasma da esorcizzare, ma una perdita economica e morale devastante per un allevatore. La domanda che mi è balenata in mente, e scommetto anche in quella di molti spettatori, è stata: cosa fai? C'è un'assicurazione per questo? Il destino del ranch è segnato? La risposta, per quanto riguarda Rip (Cole Hauser), è stata un atto di vendetta brutale, ma la serie ci lascia con un senso di inquietudine e incertezza.

La scena in cui Rip, con il cuore a pezzi, deve abbattere l'intera mandria, compreso il vitello salvato dall'incendio, è di un impatto emotivo sorprendente. Non è una morte di un personaggio principale in una serie HBO di prestigio, ma Dutton Ranch la tratta come la più grande colpa che un uomo possa commettere. Le parole di Rip ai suoi uomini, “Questo sarà uno di quei giorni che vi seguirà fino alla tomba”, lo dimostrano.

Un'incursione di Raymond McKinnon aggiunge un tocco di classe. La trama secondaria che coinvolge Carter (Finn Little) e le sue lezioni di cowboy con il guest star Raymond McKinnon, noto per il suo ruolo in Deadwood, è meno coinvolgente. La sua presenza, però, è un regalo per i fan della serie western, che lo vedono semplicemente rilassarsi e bere birra con il giovane Dutton, dispensando saggi consigli come “Regola numero uno, due e tre: non rifiutare mai il cibo gratis”.

Un altro momento significativo è il breve scambio tra Everett (Ed Harris) e Beulah Jackson (Annette Bening). Harris, con la sua solita maestria, recita un monologo sul loro passato, evocando l'immagine di un'altalena appesa a una quercia nel suo giardino, un ricordo doloroso che non riesce a cancellare. “Voglio solo che le corde marciscano, così da non sentire più quel cigolio ogni volta che il vento soffia”, dice, rivelando un senso di colpa profondo per la perdita di un figlio. Un momento di intensa emozione, che meriterebbe sicuramente più spazio nella narrazione.

La serie, purtroppo, sembra distogliere l'attenzione da questi momenti di introspezione per concentrarsi su trame secondarie meno interessanti. La storia d'amore tra Carter e Oreana, ad esempio, risulta forzata e poco credibile. Ma la promessa di ulteriori sviluppi tra Everett e Beulah, e la rivelazione del passato condiviso, lasciano presagire momenti ancora più intensi.

Dutton Ranch ci ha mostrato, con una crudezza disarmante, la fragilità di un'esistenza legata alla terra e al bestiame. Un massacro di bestiame che, più che una tragedia rurale, si rivela uno specchio delle nostre debolezze e dei nostri rimpianti. E mentre cerco disperatamente informazioni sulle catastrofi che possono colpire un ranch, resto in attesa di scoprire come Rip e Beth affronteranno questa nuova sfida.