New york, un mare di rabbia e speranza: la dyke march del 2026
Migliaia di persone hanno invaso le strade di Manhattan sabato 27 giugno, un fiume umano che ha percorso circa trenta isolati tra Bryant Park e Washington Square Park per la Dyke March del 2026. Un corteo che, nonostante l'assenza di sponsorizzazioni e permessi ufficiali – una tradizione che risale al 1993 – si conferma come un potente atto di visibilità lesbica e una piattaforma di protesta contro ogni forma di oppressione.

Un grido contro ice, un messaggio chiaro
Quest’anno, il tema centrale della marcia è stato esplicito: “Hot Dykes Melt ICE”, un attacco diretto alle politiche di U.S. Immigration and Customs Enforcement, accusata di persecuzioni nei confronti degli immigrati senza documenti. La scelta del tema non è casuale, ma riflette le preoccupazioni e le rabbie di una comunità che si sente chiamata a difendere i più vulnerabili. La marcia è stata un'esplosione di creatività e impegno, con cartelli che recitavano slogan provocatori come “Sapphic With an ICE Pick” o immagini toccanti di Liam Conejo Ramos, un bambino detenuto da ICE a gennaio, simbolo della drammaticità di queste politiche.
Ma la Dyke March non è solo una protesta contro ICE. È un momento di comunità, di celebrazione dell'identità queer e di solidarietà tra tutte le persone che lottano per la giustizia sociale. Molti partecipanti, senza un cartello specifico, hanno scelto semplicemente di essere presenti, di condividere lo spazio e l'energia di una marcia che rappresenta un faro di speranza e resilienza. La fotografa Poupay Jutharat ha catturato l'anima di questa giornata, immortalando volti, emozioni e momenti di intensa partecipazione.
L'atmosfera era carica di passione e determinazione. Nonostante la fatica, i volti erano illuminati da un sorriso, un segno di orgoglio e di appartenenza. La marcia si è snodata lungo un percorso di quasi due chilometri, un trionfo di colori, musica e slogan che hanno risuonato tra gli edifici di Manhattan. La cifra che colpisce è la presenza di persone di tutte le età, a testimonianza di un movimento che si rinnova continuamente, che attinge forza dalle nuove generazioni e che non si arrende di fronte alle difficoltà.
La Dyke March del 2026 non è stata solo una manifestazione; è stato un atto di ribellione, una dichiarazione di intenti, un promemoria che la lotta per i diritti LGBTQ+ e per la giustizia sociale è ancora aperta. E, come dimostra la partecipazione massiccia e l’energia contagiosa di questo corteo, la speranza di un futuro più equo e inclusivo è ancora viva e pulsante.