Hayley kiyoko: il film che ha cambiato le regole del romanticismo queer

Il Cinema LGBTQ+ ha sempre faticato a rappresentare pienamente la complessità delle relazioni queer di colore, ma il Pride Month di quest'anno è illuminato da una luce nuova: Girls Like Girls, l'esordio alla regia di Hayley Kiyoko. Un film che non solo colma una lacuna, ma lo fa con una sensibilità e una poetica rare.

Un'attesa di dieci anni per un'immagine finalmente vera

Kiyoko, artista poliedrica e icona per una generazione, ha trasformato la sua hit di successo e il suo romanzo YA in un racconto d'amore che ha atteso ben dieci anni per vedere la luce. La storia di Coley, una studentessa timida che si trasferisce in una piccola cittadina dell'Oregon dopo la morte della madre, e del suo inaspettato amore per Sonya, la regina del ballo, è un'esplosione di emozioni e di paesaggi mozzafiato, ma soprattutto, è un'affermazione di sé per chi, come Kiyoko, non ha mai visto il proprio riflesso sullo schermo.

Durante la premiere di Los Angeles, l'artista ha raccontato a Vogue l'esperienza surreale di vedere il film per la prima volta al Cinema: “È stato incredibile. Non avevo mai visto il film su uno schermo così grande, è stato davvero travolgente. Dopo anni di lavoro, arrivare a questo momento è stato. strano, meraviglioso.” L'attenzione ai dettagli è palpabile, come dimostra l'abito custom-made per l'evento, un omaggio alla canzone “Periwinkle Princess” che brilla come un sogno.

La regia come estensione della propria identità

La regia come estensione della propria identità

Kiyoko ha descritto il processo di realizzazione del film come un “ritorno a casa”. “Ho realizzato di essere stata una regista per tutta la vita, una storyteller, una creatrice di mondi. Ho lavorato duramente per arrivare a questo punto”, ha spiegato. In un settore dominato dai maschi, dove le donne di colore registe rappresentano solo il 5% del panorama, la sua determinazione è un faro per le future generazioni di cineasti queer.

“Se fossi stata in grado di vedere un film come questo da bambina, con un'attrice che mi somigliasse, che sentissi come me, sarebbe stato salvifico,” ha ammesso Kiyoko, sottolineando l'importanza della rappresentazione per la costruzione dell'identità e dell'amore per sé stessi. Il film, infatti, non è solo una storia d'amore, ma un atto di ribellione contro l'invisibilità.

Chimica sullo schermo e una ricerca accurata

Chimica sullo schermo e una ricerca accurata

La straordinaria chimica tra Maya Da Costa e Myra Molloy, nei ruoli di Coley e Sonya, è palpabile. Kiyoko ha raccontato la lunga e meticolosa ricerca degli attori: “Abbiamo ricevuto oltre 4.000 candidature! Quando ho visto l'audizione di Maya, ho capito subito che era lei. C'era qualcosa di così affascinante in lei, un'energia che mi ha subito conquistata.” La scelta di Myra è stata altrettanto accurata, culminata in una prova di chimica che ha lasciato la regista senza parole: “Mi sono dimenticata che fossimo in un'audizione. Sembrava di guardare il film dei miei sogni.”

Un'eredità di speranza e di rappresentazione

Girls Like Girls è un'opera che evoca un senso di luogo vivido, un'immersione nell'atmosfera rurale dell'Oregon del 2006, epoca che ha profondamente segnato la vita di Kiyoko. Ispirata a film come Place Beyond the Pines e Carol, la regista ha creato un universo autentico e suggestivo, dove l'amore e l'accettazione di sé trovano spazio per fiorire. La sua ambizione è chiara: “Voglio creare contenuti queer pieni di speranza e poter elencare dieci film che mi abbiano fatto sentire veramente vista, seduta in una sala cinematografica.” Kiyoko non si limita a realizzare film, ma sta costruendo un'eredità di rappresentazione e di inclusione, un regalo prezioso per le generazioni future.