Yoko ono: quando un bambino capisce l'arte prima degli adulti

New York, 1971. Yoko Ono, artista visionaria, sconvolge il mondo dell'Arte con un'idea tanto semplice quanto radicale: non un'esposizione tradizionale, ma un invito a inseguire delle api per le strade della città. Un gesto che, all'epoca, suscitò sconcerto e derisione, ma che oggi, a Los Angeles, risuona con una chiarezza sorprendente grazie alla mostra “Music of the Mind” presso The Broad.

L'arte come esperienza, non come oggetto

L'evento del 1971, documentato in immagini granulari che ora fanno parte della mostra, mostrava un piccolo cartello all'ingresso del MoMA: le api erano state liberate e il pubblico era invitato a seguirle. Non c'era un'esposizione fisica, ma solo operatori che riprendevano le reazioni dei visitatori. La maggior parte reagì con confusione o scetticismo, definendo Ono “fuori di testa”. Ma una figura si distinse: un bambino, con un sorriso radioso, che esclamò: “Allora hai un museo molto buono! È proprio fichissimo!”. Quelle parole, semplici e sincere, catturano l'essenza dell'Arte di Ono: un'esperienza che si manifesta nell'immaginazione, nella partecipazione, nella capacità di stupirsi.

La mostra “Music of the Mind” non si limita a presentare le opere di Ono, ma ne esplora la filosofia, la sua incessante ricerca di un'Arte che trascenda i confini del museo e si integri nella vita quotidiana. Dalle installazioni interattive agli spartiti musicali sperimentali, passando per i film e le performance, l'esposizione offre uno sguardo completo sulla carriera di un'artista che ha sempre sfidato le convenzioni.

Dalla scarsità alla ricchezza dell

Dalla scarsità alla ricchezza dell'immaginazione

La capacità di Ono di trasformare la privazione in creatività affonda le radici nell'infanzia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, rifugiata in campagna, lei e suo fratello Keisuke, affamati, inventavano elaborate menù immaginari, fissando il cielo e creando banchetti fantastici. Quei momenti, descritti come “una credenza nell'immaginazione come modalità di sopravvivenza”, sono diventati il punto di partenza della sua pratica artistica. Un'idea che si ritrova in opere come “Lighting Piece”, dove lo spettatore è invitato a osservare l'estinzione di una fiammella, o in “Grapefruit”, una raccolta di istruzioni poetiche che invitano all'ascolto del mondo e alla creazione di opere effimere.

Ono, che ha frequentato la Gakushuin University e poi Sarah Lawrence College, si è immersa nella scena d'avanguardia newyorkese degli anni '60, collaborando con figure come Marcel Duchamp e John Lennon. Il loro incontro, avvenuto la notte prima dell'inaugurazione della sua mostra a Londra, fu un momento cruciale: Lennon, salito su una scala come parte di un'opera, lesse la parola “SÌ” stampata sul soffitto, e Ono gli porse un biglietto con la scritta “Respira”. Un preludio a una collaborazione artistica e personale che avrebbe segnato la storia.

Un

Un'arte che continua a evolvere

La mostra al Broad non è solo una retrospettiva, ma un organismo vivente. I visitatori sono invitati a partecipare attivamente, scrivendo desideri sugli alberi del piazzale, lasciando messaggi su una barca bianca, o martellando un chiodo su una tela. Ogni interazione trasforma l'opera, conferendole un significato nuovo e inaspettato. Come sottolinea Connor Monahan, direttore dello studio di Ono da quasi due decenni, “Yoko vede l'arte come qualcosa che non è mai stato contenuto da una galleria o un museo, ma come un'azione o un'attività, una provocazione o uno spostamento di percezione per il pubblico”.

E mentre il mondo cambia, le opere di Ono assumono nuovi significati. “Add Color (Refugee Boat)”, un'installazione partecipativa, riflette oggi le crisi umanitarie che affliggono il mondo, dalle guerre in Siria e Ucraina al conflitto a Gaza. Le scritte sui muri, le onde disegnate sulla barca, i messaggi di pace in diverse lingue, testimoniano la capacità dell'arte di Ono di risuonare con le preoccupazioni del presente. La sua filosofia, riassunta nella frase “Credi in te stesso e cambierai il mondo”, continua a ispirare e a sfidare, ricordandoci che l'immaginazione non è secondaria rispetto all'opera, ma è l'opera stessa.

La mostra si conclude con un video di “Cut Piece”, una performance scioccante del 1964 in cui Ono si lascia tagliare i vestiti dal pubblico. Un'opera che esplora temi come la vulnerabilità, lo spettacolo e il consenso, e che continua a generare dibattiti e interpretazioni. Yoko Ono, con la sua arte provocatoria e profondamente umana, ci invita a guardare il mondo con occhi nuovi, a credere nel potere dell'immaginazione e a lottare per un futuro più giusto e pacifico. La sua eredità non è solo quella di un'artista innovativa, ma di una visionaria che ha saputo trasformare il dolore e la sofferenza in speranza e bellezza.