Hockney e tad: un dialogo mancato, un testamento artistico

La scomparsa di David Hockney, avvenuta pochi mesi dopo quella del suo amico e stimato critico Calvin Tomkins (o Tad, come lo chiamavano gli amici), lascia un vuoto nel panorama artistico e culturale. Un vuoto amplificato dalla consapevolezza di un dialogo mai del tutto realizzato, un confronto tra due menti brillanti che si sono sfiorate, lasciando dietro di sé un’eredità di riflessioni e intuizioni.

Un ritratto incompiuto, una vita di profili

Per anni, la moglie di Tomkins, Patricia, ha sollecitato il marito a scrivere un profilo su Hockney. Tad, un veterano de The New Yorker, aveva abbandonato la pratica dei profili, ritenendola troppo impegnativa per i suoi occhi che la cecità stava progressivamente minando. “Perché non una semplice conversazione?” suggeriva Patricia, immaginando un'atmosfera rilassata, due vecchi amici che si scambiano opinioni sull'Arte e sulla vita. Un'idea allettante, ma che non si è mai concretizzata appieno.

Tomkins ricordava un aneddoto divertente di una cena rumorosa, dove la difficoltà di sentirsi reciprocamente aveva portato Hockney a pronunciare una frase lapidaria sulla fotografia: “È un uomo con un occhio che guarda attraverso un piccolo buco”. Un'immagine vivida, un pensiero conciso che racchiudeva l'essenza di un artista dalla visione acuta e originale.

L’incontro virtuale, avvenuto durante la pandemia tramite Zoom, ha offerto un breve assaggio di quel dialogo mancato. Patricia, intervistando Hockney in occasione della sua monumentale mostra alla Fondation Louis Vuitton, ha colto un dettaglio memorabile: il turchese della maglia di Hockney e il plaid sartoriale su misura, realizzati dal suo preferito stilista di Cannes. E Tad, silenzioso osservatore, ha annotato ogni dettaglio, ogni gesto, ogni sfumatura.

Hockney, con la sua solita ironia, indossava una spilla con la scritta “End Bossiness Soon” (“Finisci presto con la prepotenza”), spiegando di aver inizialmente pensato a “End Bossiness Now”, ma ritenendolo “troppo prepotente”. Una riflessione sulla crescente tendenza alla dominanza, un commento pungente sulla società contemporanea.

Un centenario inaspettato, una riscoperta

Un centenario inaspettato, una riscoperta

Mentre Hockney continuava a dipingere paesaggi e ritratti, Tad, inaspettatamente, ha trovato una nuova notorietà pubblicando un diario del suo centesimo anno di vita su The New Yorker. Un’opera che ha riscosso un successo clamoroso, tanto da far esclamare Tad con un’ingenuità quasi infantile: “Sono tornato, è un nuovo secolo, e sono famoso!”. Un trionfo tardivo, coronato dalla pubblicazione imminente del suo libro Centenarian.

La scomparsa di Hockney, giunta pochi mesi dopo quella di Tomkins, priva il mondo di due figure imprescindibili. Un artista dalla creatività inesauribile e un critico dalla penna affilata, entrambi testimoni privilegiati di un'epoca. Un’epoca che, purtroppo, non ha potuto godere del loro confronto diretto, del loro dialogo aperto e appassionato.

Un amico di Hockney, giunto da Dublino, ha recentemente commentato: “Chi è stato l’artista più famoso in vita?”. La risposta, ovviamente, è stata Hockney. E mentre il dialogo tra Hockney e Tad non si è mai concretizzato, è facile immaginare che, in un altro luogo, in un altro tempo, continuino a discutere, a confrontarsi, a illuminare il mondo con la loro intelligenza e la loro sensibilità. La loro eredità, un testamento artistico e intellettuale, sopravvive, ispirando le generazioni future.