Flaneur: il catering che trasforma le serate in ricordi

Una serata d'inizio estate nel cuore del quartiere 121st Street, e Daniel Soares sembra il padrone di casa. Il profumo invitante del pane a lievitazione naturale si mescola al tintinnio dei martini, mentre un gruppo eterogeneo di persone ride e chiacchiera, stretto all'ingresso di quello che è diventato un punto di riferimento per gli eventi esclusivi: la bottega di Alimentari Flaneur. Un successo nato per caso, ma coltivato con passione e un pizzico di audacia.

Dalle serrande abbassate al successo a bocca piena

Dalle serrande abbassate al successo a bocca piena

La storia di Alimentari Flaneur affonda le sue radici nel caos, nello specifico in quei mesi incerti della primavera del 2020, quando la città si è bloccata. Soares, allora ventiseienne, ha intuito il bisogno di una ventata di freschezza e ha deciso di trasformare la crisi in un'opportunità, lanciando un mercato di prodotti agricoli a chilometro zero. Un'iniziativa che, inizialmente, serviva anche a dare una mano alla sua allora ragazza, agricoltora in cerca di un impiego dopo la fine della stagione.

Dopo un'esperienza nel seminterrato del mercato Essex Market, Soares si è trovato di fronte a una scelta: seguire la strada di un'elegante gastronomia alla Dean & Deluca o puntare su qualcosa di diverso. La bottega, un luogo dove l'ospitalità e il gusto si fondono, si è rivelata la risposta giusta. L'edificio, di proprietà della sua famiglia da oltre due decenni, si è trasformato in un progetto ambizioso, una sfida a sé stesso che ha richiesto un impegno totale. “Ho dovuto rimuovere tutto ciò che pensavo di poter utilizzare”, racconta Soares, con un sorriso che tradisce lo sforzo e la soddisfazione.

Il soffitto in lamiera, invecchiato a mano per evocare l'atmosfera delle cene di un tempo, le stoviglie vintage, l'arredamento eclettico: ogni dettaglio è stato pensato per creare un'esperienza unica. L'intervento di Joel Harding e Yuria Kailich, del locale studio Enso, ha portato un tocco di professionalità e raffinatezza, senza rinunciare al carattere autentico del luogo. “All'inizio mi mandava foto di sgabelli da Home Depot, chiedendo la mia opinione”, ricorda Kailich, con un’espressione divertita. “Li ho prontamente scartati.”

La bottega è uno spazio flessibile, capace di adattarsi a diverse esigenze, da un'intima cena per dieci persone a un festeggiamento per quaranta invitati. Le vetrine, oscurate per garantire la privacy, incorniciano gli ospiti seduti su una confortevole panca imbottita, mentre un Murphy bar si nasconde quando non è in uso, rivelando un'atmosfera carica di storia e fascino.

“Non avevamo un'architettura storica su cui basarci, quindi abbiamo dovuto creare quell'atmosfera di vissuto da soli, senza scadere nel kitsch”, spiega Kailich. Le fonti di ispirazione sono state diverse e inaspettate: da Martha Stewart a Ralph Lauren, passando per l'estetica di