Gli uomini dei monumenti in Libia: Archeostorie – Rivista di Archeologia Pubblica

Un'impresa sotto la minaccia di daesh

Nel gennaio 2017, un gruppo di coraggiosi archeologi libici, con i miliziani di Daesh alle calcagna, ha completato gli scavi della grotta di Haua Fteah in Cirenaica, un sito cruciale per la storia preistorica del Nord Africa. Questo atto di resilienza ha salvaguardato un prezioso pezzo della nostra storia, testimoniando la dedizione e il valore di questi professionisti. La loro determinazione ha permesso di preservare un patrimonio inestimabile per le generazioni future.

Haua fteah: una finestra sul passato

Haua Fteah, la più grande grotta carsica del Mediterraneo (80x20 metri), si apre sul mare a breve distanza dall'antica Apollonia, Susa. Questa grotta rappresenta un “hangar” naturale abitato ininterrottamente dall'epoca preistorica fino ai nostri giorni. Gli scavi iniziarono nel 1951 e furono ripresi nel 2007 dall'Università di Cambridge, finanziati dal progetto ERC TRANS-NAP, guidato da Graeme Barker e in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità libico.

Un viaggio nel tempo: dalla preistoria all'epoca classica

Gli scavi hanno rivelato un'incredibile stratificazione storica, partendo dal Paleolitico Medio, a circa quindici metri sotto la superficie. Sono stati rinvenuti frammenti di mascella di Homo Sapiens risalenti a 70.000 anni fa, una testimonianza toccante dell'arrivo dei nostri antenati lungo la costa nordafricana. Si sono poi documentati strati del Paleolitico Superiore, fino all'arrivo del Neolitico, con l'introduzione delle prime specie di animali e piante domestiche provenienti dalla regione levantina.

La sospensione degli scavi e la minaccia di daesh

Nel 2013, il team di ricercatori internazionali fu costretto a sospendere gli scavi a causa dell'instabilità politica. L'assassinio dell'ambasciatore americano Chris Stevens a Bengasi nel settembre 2012 aggravò ulteriormente la situazione, rendendo pericoloso rimanere in Libia. Con il controllo della città di Derna da parte di Daesh, il rischio per la sicurezza divenne inaccettabile, portando alla sospensione definitiva degli scavi.

I “fantastic 9”: gli archeologi che non si sono arresi

Nonostante le difficoltà, nove archeologi libici – Ahmad Saad Emrage, Fadl Abdulazeez, Akram Alwarfalli, Moataaz Azwai, Saad Buyadem, Badr Shamata, Asma Sulaiman, Reema Sulaiman e Aiman ​​Alareefi – hanno continuato a monitorare il sito e, con coraggio, hanno ripreso gli scavi per completare il lavoro. Questi professionisti appassionati, guidati da Ahmad e Fadl, hanno dimostrato un impegno straordinario verso il loro paese e il suo patrimonio culturale.

Un atto di resistenza culturale

La loro determinazione, nonostante le minacce e le difficoltà, è un esempio di resilienza e amore per la propria terra. Ahmad ha raccontato degli episodi di paura e di precauzione, come la necessità di nascondere gli strumenti di misurazione per evitare di essere scambiati per terroristi. La loro azione dimostra che, anche in tempi difficili, la comunità archeologica libica è pronta a proteggere e valorizzare la propria storia, un atto di resistenza culturale di grande importanza.