Il caso del progetto Arles Rodano 3: comunicazione del patrimonio sommerso – Archeostorie Journal of Public Archaeology

Introduzione

Questo studio esamina l'importanza di coinvolgere le comunità locali e i visitatori nel processo di 'produzione del patrimonio', come evidenziato dal progetto Arles Rodano 3. L'obiettivo è rendere la disciplina dell'archeologia pubblica più consapevole delle sfide comunicative, proponendo strategie innovative per presentare il patrimonio archeologico a un pubblico ampio. Il caso di Arles dimostra come una comunicazione chiara e incisiva possa raggiungere obiettivi significativi nella valorizzazione del patrimonio sommerso.

Il concetto di patrimonio culturale

Il patrimonio culturale comprende oggetti, monumenti e opere d'arte ereditate dal passato, specifici per una comunità o società e a cui viene attribuito un valore culturale (Throsby, 2010). Non si tratta di una mera trascrizione del passato, ma di una selezione a cui attribuiamo un significato. Il processo di 'eritagizzazione' (Sánchez-Carretero, 2015) non è sempre semplice, e spesso si crea un divario tra gli archeologi che definiscono cosa costituisce patrimonio e la percezione del pubblico.

Patrimonio sommerso: una sfida comunicativa

Il patrimonio sommerso rappresenta una categoria specifica del patrimonio culturale, caratterizzata dal fatto di essere parzialmente o totalmente immerso in acqua (Forrest, 2002). La sua inaccessibilità rende la comunicazione particolarmente complessa, ma evidenzia anche le problematiche generali che affliggono la comunicazione dell'archeologia al grande pubblico. La scoperta dell'ambiente subacqueo, grazie all'invenzione del SCUBA negli anni '40 (Bass, 2011), ha segnato l'inizio dell'archeologia subacquea.

Il progetto arles rodano 3: un esempio unico

La città di Arles, situata sulle rive del Rodano, possiede un ricco patrimonio, legato alla figura di Van Gogh e a eventi culturali come Arelate – journées romaines d’Arles. Il Rodano è stato fondamentale per lo sviluppo della città, e il suo letto nasconde importanti resti archeologici. Le prime scoperte, avvenute accidentalmente fin dagli anni '30, hanno portato a campagne di ricerca sistematiche che hanno portato alla luce un gigantesco deposito di rifiuti risalente a diversi periodi.

La scoperta dell'arles-rhône 3

La scoperta, nel 2004, della chiatta Arles-Rhône 3 è stata particolarmente significativa. Quasi completamente ricoperta dai sedimenti del fiume, la chiatta, lunga 31 metri, presenta uno stato di conservazione eccezionale (Marlier, 2014). Il ritrovamento ha restituito il 90% dello scafo e delle attrezzature, oltre a reperti come una remo, un albero di 3,7 metri, dolii, stoviglie e una moneta votiva. La chiatta trasportava calcare proveniente dalla Camargue ed è stata datata alla seconda metà del I secolo d.C., probabilmente affondata a causa di una piena del fiume.

Comunicazione e valorizzazione: il ruolo del museo

Per ospitare la chiatta, il Museo Dipartimentale di Arles ha inaugurato una nuova ala, dalla quale si può ammirare il tratto del Rodano dove è stata rinvenuta. Oltre alla chiatta, sono esposti modelli che ne riproducono l'ambiente di ritrovamento e il suo utilizzo nel commercio fluviale. L'esposizione del patrimonio del Rodano è iniziata nel 2009 con la mostra “César, le Rhône pour mémoire”, che ha utilizzato l'immagine di un busto attribuito a Giulio Cesare come simbolo.

Coinvolgimento della comunità locale

Il Museo Dipartimentale di Arles ha organizzato numerose attività per coinvolgere la comunità locale, tra cui seminari settimanali lungo il fiume, visite guidate in barca e la “Rhône Movie Party”, un evento annuale dedicato alla relazione tra gli abitanti di Arles e il fiume. Nel 2014, un sondaggio ha rivelato che il 93% degli abitanti di Arles era a conoscenza del patrimonio sommerso del Rodano, dimostrando l'efficacia delle iniziative di sensibilizzazione del museo.